Area Riservata
METEO Finale Ligure

La storia

Le stirpi dei “Ligures” che occupano il Finalese dai tempi più remoti, vivendo soprattutto nelle caverne, si evolvono quando riescono ad organizzare villaggi all’aperto, costituiti in comunità rurali detti “pagi”; uno di essi si forma nella località “ad Fines” ove sbocca la valle del Pora. L’occupazione del territorio da parte degli eserciti romani comporta un periodo di relativa stabilità e la successiva cristianizzazione delle popolazioni trasforma i “pagi” in “pievi” con compiti anche religiosi. La pieve “ad Fines” acquista il nome di “plebes Finarii”.

Le ondate di barbari che invadono l’Italia e le irruzioni dei Saraceni non risparmiano il territorio finalese, i cui abitanti sono costretti nuovamente a rintanarsi nelle caverne od a cercare rifugio nell’entroterra. Infine il territorio finalese diventa dominio degli Aleramici e dei loro discendenti, uno dei quali Enrico I°, detto “Il Guercio”, è il capostipite del ramo marchionale dei Del Carretto, investito del marchesato di Savona. Egli si trasferisce a Finale quando i Comuni di Savona e Noli si ribellano al suo potere feudale e diventa “Signore” di Finale. Il figlio del “Guercio”, Enrico II°, eredita dal padre il Finalese, i territori che gravitano intorno a Millesimo ed altri possedimenti in Piemonte.

Ed è Enrico II° a dar vita, verso il 1190 circa, al Burgum Finarii, ai piedi dello sperone roccioso del Bechignolo, ove sorgerà la rocca di Castel Gavone. Il territorio scelto per la nascita del Borgo ha il pregio di essere punto d’incontro di valli e strade, di trovarsi vicino al mare, del cui accesso terrestre ha il controllo e di costituire quindi un punto strategico di primaria importanza; a queste caratteristiche si aggiunge quella di trovarsi nella piana alluvionale formata dalla confluenza dei torrenti Pora ed Aquila, torrenti che per la naturale difesa che essi offrono al Borgo, rafforzano l’importanza della posizione strategica in ordine ai sistemi bellici medioevali.

L’abitato si sviluppa, senza una precisa e regolare planimetria, su alcune strade parallele ed ortogonali, entro la cerchia delle mura, che determinano e condizionano lo sviluppo edilizio. L’intento del Marchese è certamente quello di formare e costituire una vera e propria capitale del piccolo stato feudale che fa a lui capo,in modo da farlo diventare un importante centro in quel periodo storico turbolento e burrascoso. È preferito il Borgo quale capitale ad altre località facenti parte del Marchesato per evidenti caratteristiche che ha il Borgo di essere situato su intinerari o lungo valli che lo proteggono nell’entroterra e sul litorale; si può far riferimento a Varigotti, a Pia, a Perti, a Monticello, ad Orco. Non indolore è la nascita del Borgo, perché i Genovesi accampano diritti di giurisdizione sul mare e sulla costa ed avversano con caparbietà il feudatario del Finale che si appella, insieme con altri feudatari liguri, all’imperatore Federico II°, il quale, il 17 luglio 1226, conferma ad Enrico II° le investiture del feudo e di quanto accordato ai suoi predecessori.Notevoli sono le successive vicende politiche, militari, territoriali, economiche e sociali cui deve sottostare il Borgo nel periodo in cui esso è così strettamente legato alla famiglia Del Carretto, le cui sorti si riverberano indissolubilmente sulle vicissitudini della popolazione e del suo modo di vivere sul territorio.

Le lotte che i Del Carretto hanno dovuto sostenere per conservare l’indipendenza del loro feudo sono soprattutto dirette a difendersi dai Genovesi che mirano a monopolizzare la vita dell’intera Liguria per far prevalere i loro interessi economici e politici. Sono frequenti le incursioni e le guerre dei genovesi contro il Finale (alimentate anche dalle lotte guelfo-ghibelline e dalle rivalità tra le famiglie genovesi dei Fregoso e degli Adorno, questi ultimi alleati e sostenitori dei Del Carretto), sfociate in una prima guerra, conclusasi con la distruzione e l’interramento del porto di Varigotti nel 1341 e nella costruzione difensiva di Castel Franco negli anni 1363-65. Una seconda guerra nel 1437 si conclude con la pace, mentre una terza guerra nel 1447, termina con la capitolazione di Castel Gavone, il saccheggio del Borgo, la distruzione delle sua mura e l’occupazione temporanea di tutti i territori appartenenti ai Del Carretto.

Alla fine del 1450 Giovanni I° Del Carretto riesce a riconquistare il Finale, si dice in una sola notte, e dopo aver concluso una pace con Genova, l’anno seguente può festeggiare nel giorno dedicato a S. Caterina la completa riedificazione delle mura intorno al Borgo. A questa ricostruzione si deve il fatto di poter vedere oggi il disegno del piano urbano del Borgo così come a quel tempo era impostato. Il Borgo antecedente alla radicale distruzione da parte dei Genovesi a conclusione della guerra del 1447, non si sa con precisione come sia stato e nemmeno si conosce se le mura del Borgo primitivo corressero sullo stesso tracciato di quelle attuali; la sola cosa certa è che la pianta della città continua a seguire, come prima, le necessità della difesa, entro il perimetro segnato dalle mura.

I discendenti di Giovanni I° riescono, tra alterne fortune politiche e rivolte popolari, puntualmente fomentate da Genova, a reggere le sorti del marchesato fino al 16 maggio del 1598: in quella data Sforza Andrea Del Carretto, dopo lunghe, complicate e difficili trattative, aliena tutti i suoi diritti sul feudo al re di Spagna Filippo II° con un contratto firmato in Milano. Il passaggio del Finalese agli Spagnoli comporta l’inizio di un importante sviluppo economico che il governo spagnolo imprime a tutto il territorio, in dipendenza soprattutto dal fatto che il Finale diventa una fondamentale testa di ponte del dominio spagnolo in Italia: infatti il Borgo diventa sede di un governatorato con un forte e stabile presidio militare a difesa dei suoi confini e degli intensi traffici con la valle del Po.

I benefici che il Borgo ne ricava si possono ancora oggi tangibilmente rilevare dai numerosi rifacimenti, avvenuti in questo periodo, dei palazzi quattrocenteschi, edificati ai tempi della ricostruzione del Borgo, sotto la guida dei Del Carretto. I palazzi e l’edilizia urbana che vediamo oggi si può dire che sono il frutto degli ammodernamenti apportati durante la dominazione spagnola e rappresentano ancora un quadro fedele del Borgo del Seicento; rari sono gli avanzi dei secoli XV° e XVI°.Gli effetti benefici della dominazione spagnola sul Finalese si fanno sentire fino alla conclusione della guerra di successione spagnola.In seguito al trattato di Utrecht del 1713 ed alla pace di Rastadt del 1714, il Finale diventa dominio di Genova, che insedia i suoi governatori; da questo momento in poi si scatena la guerra tra Genova, i discendenti dei Del Carretto della linea di Balestrino ed i re di Sardegna, che si inseriscono nel conflitto per acquisire i territori del finalese come sbocco verso il mare.

Il conflitto si conclude a favore di Genova in modo definitivo solamente dopo la pace di Aquisgrana del 1748.Nel 1797, quando la Repubblica di Genova viene dissolta dall’impresa militare napoleonica, il Finale entra a far parte del neo costituito Dipartimento di Montenotte ed i tre rioni (Borgo, Marina e Pia) sono riunificati sotto una unica amministrazione. Dopo la caduta dell’Impero Napoleonico e la Restaurazione, tutto ritorna ante quo ed il Finale segue le sorti politiche del Regno di Sardegna prima e del Regno d’Italia poi. Finalborgo, nel ruolo di capitale del marchesato prima e di sede del governatorato poi, ha goduto a suo tempo di uno status di centro economico e politico di prim’ordine che ha favorito, come abbiamo visto, la costruzione di edifici con pregevoli strutture architettoniche e la realizzazione di opere artistiche di rara bellezza. Il Borgo lascia trasparire ancora oggi i resti di un passato illustre, fastoso e prestigioso, insieme con la ricchezza culturale della popolazione che ebbe la ventura di vivere in questo unico ed irripetibile “Burgum Finarii”

Il curatore dello studio G.Berta.

Tratto da: “Memorie ed Immagini sulle vie di Finalborgo” edito dalla P.A. Croce Verde di Finalborgo stampato a Finalborgo nel luglio 1999. Si fanno spedizioni contrassegno di questo libro informazioni al num. +39.019.692022

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